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Questo blog, nato prima del sito dell’associazione (di cui sono, insieme ad altri amici terroniani, co-fondatrice), è il mio spazio personale, e sebbene alcuni contenuti ed ispirazioni siano sovrappovibili, resta il mio spazio personale dove posso spaziare, e parlare anche di questo e quello… e quel che più mi piace! :-)

Buona lettura, anche se siete anche solo di passaggio!

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1 Maggio: i fiori per il Papa… dalla Puglia, con furore


Euroflora 2011

Domani, primo maggio, Fiore in Italia vorrà dire Puglia: i vivai di Terlizzi traslocheranno al Vaticano in onore della Beatificazione del fu Papa Giovanni Paolo II. C’è emozione nella voce dei vivaisti intervistati dalle reti regionali, e anche orgoglio per i meriti riconosciuti ad un’antica arte che abbellisce e porta il profumo e i colori della terra, a portata di sensi…

Antica arte… che a Terlizzi prende piede, però, dai primi anni 50′ (come è possibile apprendere dall’esplicativo articolo Un giglio tra le spine di Lucia D’Amato per l’associazione Cittàcivile di Terlizzi) quando gli allora ortolani importarono da Pescia 3000 piantine di garofano varietà “giovinezza”. La storia riporta che quelle prime piantine non dettero risultati incoraggianti, tuttavia attecchirono e… da lì partì l’avventura terlizzese, che con la caparbietà, l’ostinazione e il duro lavoro di tanti, attraverso diverse generazioni (ne è una prova il libro Per una storia di fiori a Terlizzi –note di un ortolano di Giuseppe Tricarico, definito da Lucia D’Amato “ortolano per nascita, floricoltore per scelta”) ha fatto sì che oggi i vivai ed i fioristi di Terlizzi possano essere premiati persino in una delle vetrine internazionali di florovivaismo per eccellenza, l’Euroflora a Genova: la rassegna 2011, in corso e che si concluderà domani, premia infatti, tra gli altri, due vivaisti terlizzesi Cosimo Gadaleta e Andrea Chiapparino.

Dopo anni di lavoro, dopo la trasmissione sapiente e paziente del delicato equilibrio che, in Puglia, da millenni esiste tra uomo e terra, uomo e natura, dopo anni dedicati alla specializzazione delle varietà, al perfezionamento delle tecniche, alla creazione del binomio Terlizzi-fiori, oggi che  la floricultura è diventata economia trainante per il comune del nord barese, viene onorata con la commessa più importante: la Beatificazione del Papa viaggiatore, l’indiscusso uomo che più di altri suoi “colleghi” ha mostrato apertura e modernità. L’unico in grado di muovere a commozione persino scienziati ed atei: mai dimenticherò il minuto di silenzio che il mio professore di biochimica ci invitò ad osservare all’indomani della sua scomparsa, il celebre professore partenopeo Sergio Papa (certo cattolico non lo sembrava per niente, ma omaggiò con grande commozione quest’uomo). Giovanni Paolo II, al secolo Karol Wojtyla.

Dopo le prove tecniche della Domenica delle Palme, quindi, i terlizzesi hanno reddoppiato e… ci saranno fiori sul sagrato… come afferma Mario De Palma, il vivaista terlizzese che ha organizzato la scenografia “Immaginate un grande giardino all’italiana con un tripudio di colore. Dal bianco al verde mela, dal giallo all’arancio, ma con mille e una sfumatura. E sulla loggia un festone lungo sette metri di oltre settemila fiori, per lo più rose. Al centro il drappo su cui verrà collocata l’immagine di Giovanni Paolo II». Il giardino all’italiana è caratterizzato, come spiega lo stesso De Palma nell’articolo de La Gazzetta del Mezzogiorno a tal tema dedicato, dalle siepi sagomate, scelta non casuale e che mira a raffigurare metaforicamente l’operato del Papa: “Come le siepi prendono forma dalle cesoie dell’uomo, così i milioni di fedeli vivono guidati dalle direttive che il Santo Padre ha dato nel corso del suo pontificato».

E ancora Phalenopsis sulla tomba del santo Padre (ai seguaci di Nero Wolfe non sfuggirà che si tratta di… orchidee) e vasi ed anfore in ceramica pugliesissima: saranno all’opera 60 fioristi, emigreranno dalla Puglia (una dolce e fragrante emigrazione, stavolta) 25000 rose, 6ooo steli di solidago, 3000 di gipsofila, 450 metri di medeola, 850 piantine di lavanda, e poi asparagus e orchidee, più un aiuto dagli amici di Pistoia che manderanno il bosso e dell’Interflora. Il tutto offerto gentilmente dalla Regione e dalla Camera di Commercio di Bari, e curato dalla cooperativa Progetto 2000.

Eccellenze vivaistiche dalla Terronia. Con furore. E in mondovisione.

Dalla Terronia che (a quanto pare) lavora (e si vede) un buon Primo Maggio a tutti i lavoratori del mondo.


fonti:  La Gazzetta del Mezzogiorno

terlizzilive.it

Un giglio tra le spine di Lucia D’Amato

Per una storia di fiori a Terlizzi – note di un ortolano, di Giuseppe Tricarico

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Auguri di buona Pasqua!!!


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Salvatore Morelli, il pugliese dalla parte delle donne


Salvatore Morelli, Carovigno 1824 - Pozzuoli 1880

Dire che di questi tempi sono una donna confusa, è dire poco. Ma, si sa, la realtà… la verità è complessa e semplice al tempo stesso. La verità è storia, è uomini, vita e morte, sofferenza e gioia… la verità non si può ridurre a una parola, o un fenomeno, o una corrente di pensiero… perchè in quella parola, in quel fenomeno convergono tante di quelle sfumature che alla fine la parola diventa un fiume in piena, e il pensiero cosmicità assoluta.

Non si può rinchiudere, perciò, in una sterile definizione la vita di un uomo. Tanto meno quella di Salvatore Morelli. Nato in Puglia, in terra d’Otranto, il primo maggio 1824, visse gli anni in cui volgeva al termine la dominazione borbonica e prendeva inizio quella sabauda. Salvatore Morelli era antiborbonico, aveva studiato e si era laureato in Legge a Napoli; aveva letto con ardore e abbracciato le idee mazziniane, quindi era un repubblicano e liberale (vorrei ricordare, che i Savoia e Cavour non hanno mai visto di buon occhio Mazzini… per cui parlare di mazziniani e “patrioti del risorgimento” sono fermamente convinta che non possa voler dire la stessa cosa… tanto più che, le fonti non mancano di dirlo, il Risorgimento – ricordo – fu un’operazione politica stabilita a tavolino dai piemontesi…). Detto ciò, oggi, i risorgimentalisti convinti sbandierano questo pugliese come a voler dimostrare che in realtà il Risorgimento è stato, tutto sommato, voluto anche dal meridione. Cosa che non si può certo affermare parlando di Salvatore Morelli, nel senso che se una rondine non fa primavera, di sicuro un uomo non si può ergere a rappresentante di milioni di persone, quantomeno…

Certo è che Morelli passò dieci anni in carcere, tra Ischia e Ventotene; poi fu “segregato” a Lecce… dove fu spettatore dei rivolgimenti del 1860, ma non potè prendervi parte attiva in quanto, appunto, in ceppi. Quindi… eroe risorgimentale? Non mi pare proprio. Sì certo, accolse con favore la caduta dei Borbone, perchè l’avevano messo in carcere

[piccola parentesi: quale altro regnante europeo, e non, avrebbe fatto altrimenti? Signori miei, all'epoca, e ancora oggi, funzionava così: se eri re, e volevi mantenere il potere, chi ti stava contro lo mettevi in carcere o lo esiliavi, e già così eri il re più magnanimo sulla piazza, visto che togliere di mezzo direttamente gli oppositori non costava nulla... non è forse vero, che quando Genova insorse contro i Savoia - e questo gli unitaristi convinti e i risorgimentalisti dell'ultim'ora si dimenticano, casualmente e puntualmente, di ricordarlo - nel 1849, i piemontesi repressero duramente nel sangue quell'insurrezione, con bombardamenti inutili, stupri a gogò, ammazzamenti superflui, e per concludere con esecuzioni e incarcerazioni finali? Non è forse vero che lo stesso Mazzini era stato messo al bando? - chiusa parentesi]

Dicevo, l’avevano messo in carcere, quindi alla caduta dei Borbone potè uscire… ma, sorpresa, la prima cosa che fece appena fuori di prigione fu fondare una rivista mazziniana che criticava aspramente l’operato del generale Garibaldi, col quale Morelli mostrò di eseser in disaccordo (Il dittatore, fine 1860).

Ma il motivo per cui, non i pugliesi, nemmeno gli italiani, risorgimentalisti o revisionisti, bensì i terrestri tutti dovrebbero essere orgogliosi di aver dato i natali a quest’uomo, non c’entra nulla con l’Unità d’Italia, nè col Risorgimento… il motivo è che quest’uomo, prima di Stuart Mills, prima delle suffragette ecc, si schierò dalla parte delle donne, dedicando a loro un libro La donna e la scienza, o la soluzione del problema sociale, 1861, e dedicò tutta la sua vita, in tempi furiosamente non sospetti, all’emancipazione femminile, propose la prima legge per la parità dei diritti tra uomo e donna, nel 1877, come parlamentare italiano, fece finalmente approvare una legge che dava alla donna il principio di “capacità giuridica”… ma non fece solo questo: si battè per l’istruzione alle fasce più basse della popolazione, contro la pena di morte, per la costruzione di opere pubbliche nel mezzogiorno….

Un patriota? bò. Un meridionalista? forse. Io dico: un uomo. Un grand’uomo. Che ha avuto coraggio, idee, un uomo libero dentro che ha saputo vedere più in là di ogni altro uomo suo coevo. Un uomo che si è battuto per le donne.

Corrado Augias

Perchè ho dedicato un post a quest’uomo? Perchè ieri, Corrado Augias, uomo che stimo, anche se a volte mi trovo in dissenso con quel che dice o fa, nella sua trasmissione “Le Storie – Diario Italiano” ha dedicato una puntata a Salvatore Morelli, alla sua modernità e lungimiranza, raccontandolo attraverso gli occhi e la bocca di una donna, che potremmo considerare un’eccellenza del femminismo italiano, Emilia Sarogni, piacentina, con laurea in Legge e Scienze Politiche, che ha scalato le vette del sapere giuridico mondiali ed è autrice, tra le altre cose, di un libro La donna italiana 1861-2000. Il lungo cammino verso i diritti, 2004, che ha fatto scalpore in molte università del mondo. Ovviamente, come poteva sfuggirle la figura di Morelli? A lui ha dedicato una trilogia (biografia, opera teatrale, romanzo)….

Ma, ne voglio parlare anche per un motivo particolare: il fatto che tessere le lodi di questo femminista ante litteram, in un certo senso sia passato, ieri, come mezzo ulteriore per discreditare quanto i Revisionisti con molta fatica e pazienza stanno cercando di fare: prima si è puntato l’accento sull’incarcerazione Borbonica, poi sul fatto che i Revisionisti pare vogliano ribaltare (opinione di Augias) la visione della figura dei Borbone…. io credo che la questione sia un’altra. Credo che i Ravisionisti non vogliano far diventare il nero bianco, semplicemente rigettano le vetuste visioni di parte e mistificate a posteriori dal regime savoia. Non si vuol dire che i Borbone erano santi e i Savoia demoni… i Borbone erano regnanti come gli altri. Hanno commesso errori, e avevano a cuore la loro casa dinastica… o forse che gli altri regnanti di europa ci tenessero meno? O forse che negli altri regni d’Europa non esistevano le carceri, non fossero dure, e non si operava con durezza (e talvolta ferocia) verso gli oppositori? Forse che gli Inglesi usassero i guanti di velluto nei confronti delle popolazioni del Commonwealth? No, signori. I Borbone non erano santi, ma non erano diversi, peggiori o migliori di altri.

E quando mi si viene a dire “Poverino Morelli, dieci anni in carcere… nelle dure e spregevoli carceri borboniche…. come diceva Gladstone…” mi sale il sangue alla testa, e dico “Eh no, caro Augias, da te che sei un pignolo e quando dici una cosa ci tieni a controllare fonti eccetera, non me la aspetto proprio una simile caduta di stile”… (forse, a ben vedere, quelli che vanno ciecamente in una direzione coi paraocchi forse forse non sono i revisionisti…) perchè proprio il signor Gladstone, che era stato mandato a Napoli apposta per screditare i Borbone agli occhi della popolazione inglese ed europea, quando ormai i giochi erano fatti ammise di essersi inventato di sana pianta quelle lettere che con tanto ardore e indignazione aveva scritto sulle carceri borboniche e le orribili condizioni di vita dei detenuti (Lettere a Lord Aberdeen, 1851) e che poi furono lo spunto per il Times di Londra per denigrare e diffamare agli occhi di tutti i Borbone come “un oltraggio alla religione, alla civiltà, all’umanità e alla decenza”…. viene  da dire…. MA ANCORA???? ANCORA???? MA CHE SCHIFO!

Schifo, perchè ancora ci si vuol servire (servire!!!) della testimonianza di un uomo, un magnifico uomo, per tirare l’acqua al proprio mulino… era antiborbonico… e allora? I Borbone erano da detronizzare per questo? Tutto il meridione era antiborbonico per questo? Vogliamo vedere una cosa, allora vediamo anche le altre, vediamo le cose effettivamente “buone” e “democratiche” che i Borbone hanno messo in atto…. ah, no, scusate… dimenticavo… queste ultime non servono… non servono agli storici. Gli storici che vogliono vedere solo da una parte e dare interpretazioni univoche.

Chapeau a Salvatore Morelli, eccellenza meridionale storica ed esempio che andrebbe studiata e raccontata nelle scuole. Disgusto per il mica tanto velato tentativo di usare quest’uomo per visioni spicciole di parte. E la frase (a proposito del perchè Salvatore Morelli non sia conosciuto ai più) di Emilia Sarogni “Se fosse nato in Piemonte non sarebbe successo..” suscita leggero sdegno… se qualcuno me ne avesse parlato, signora Sarogni, io l’avrei ammirato. Io, pugliese e meridionalista, l’avrei orgogliosamente ammirato.

La storia non è semplice. Forse non la conosceremo mai. Ma gli uomini invece sono semplicissimi: puro ego in esaltazione, sempre e comunque. Anche quando sarebbe più dignitoso metterlo a tacere.

Fonti: Controstoria dell’Unità d’Italia, Gigi Di Fiore

Lettere a lord Aberdeen sui processi di Stato del Regno di Napoli, W.E. Gladstone, 1851

per rivedere la puntata di cui parlo, “Le Storie – Diario Italiano”, Rai – Replay: http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html#ch=3&day=2011-04-18&v=60221&vd=2011-04-18&vc=3

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Dossier Unità d’Italia: quando volevano DEPORTARE i meridionali


Storia, il Nord voleva una «Guantanamo» per la gente del Sud di MARISA INGROSSO 11 Ottobre 2009 Per battere il brigantaggio, i piemontesi volevano aprire una «Guantanamo» in cui deportare tutti i meridionali. Le prove sono contenute nei Documenti diplomatici conservati … Leggi l’articolo completo

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“La piccola vedetta… pugliese” un racconto recuperato da Michele Bisceglie

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Segue un paragone tra il celebre racconto di stampo risorgimentale (ispirato alla storia vera del ragazzino che divenne la “piccola vedetta lombarda” per antonomasia) e una storia meno nota, ma altrettanto “risorgimentale” (diciamo, d’un “risorgimento” di tutt’altro tipo…), recuperata dall’appassionato … Leggi l’articolo completo

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Dossier Unità d’Italia: commemorazione delle porcate italiane


“Mentre ancora infuriava la guerra tra franco-piemontesi ed austriaci, nel Granducato di Toscana e nei ducati di Modena, Parma e Piacenza scoppiarono violente insurrezioni“, si legge in un testo [di storia, nda] del 2002. E’ la descrizione dei “moti spontanei”, … Leggi l’articolo completo

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